
TESTO:
I want you
I want you so bad
I want you
I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me mad
I want you
I want you so bad, babe
I want you
I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me
I want you
I want you so bad, babe
I want you
I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me mad
I want you
I want you so bad
I want you
I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me
She’s so
Heavy
Heavy, heavy, heavy
She’s so
Heavy
She’s so heavy (heavy, heavy, heavy)
I want you
I want you so bad
I want you
I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me mad
I want you
You know I want you so bad, babe
I want you
You know I want you so bad
It’s driving me mad, it’s driving me mad
Yeah!
She’s so-
TRADUZIONE:
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Ti voglio
Ti voglio così tanto, piccola
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Ti voglio
Ti voglio così tanto, tesoro
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Lei è così
pesante
Pesante, pesante, pesante
Lei è così
Pesante
È così pesante (pesante, pesante, pesante)
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Ti voglio
Ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Ti voglio
Lo sai che ti voglio così tanto, piccola
Ti voglio
Lo sai che ti voglio così tanto
Mi sta facendo impazzire, mi sta facendo impazzire
Sì, sì, sì!
Lei è così…
Scritta da:
John Lennon
Eseguita da:
- John Lennon – Voce e chitarra solista, sintetizzatore, cori
- George Harrison – Seconda chitarra, cori
- Paul McCartney – Basso, cori
- Ringo Starr – Batteria, conga
- Billy Preston – Organo elettrico
La canzone più erotica dei Beatles?
Secondo me è I Want You (She’s So Heavy), scritta nel 1969 da John Lennon e dedicata alla moglie Yoko Ono.
Inserita nell’album Abbey Road, è stata una delle ultime canzoni degli Scarafaggi ad essere registrata in gruppo.
Si tratta di un blues rock dalle fortissime venature hard rock. Per questo motivo, è annoverato tra i capostipiti del genere hard rock (e quindi anche proto-metal) insieme ad altri pezzi come Revolution e Helter Skelter, solo per rimanere in tema Beatles.
La canzone comincia con un arpeggio di chitarra ipnotico e sempre uguale a se stesso, reso oscuro e profondo dal riverbero, al quale si sovrappone un languido fraseggio dai toni acuti.
La ripetitività del testo, estremamente scarno e praticamente ridotto all’osso, ci trasmette un senso di desiderio e ossessione, un desiderio così forte da portare alla follia. Voce e chitarra sono sempre all’unisono. Persino il breve assolo riproduce la melodia vocale.
Il basso di Paul è duro. Pur restando in sottofondo, è ben distinguibile per tutta la durata della canzone, spiccando in alcuni intermezzi di silenzio, potente ed elegante al tempo stesso. Contribuisce in modo essenziale alla pesantezza del sound.
Al minuto 1.56 la canzone cambia: le sonorità dark e la lentezza del ritmo conferiscono una sensualità torbida al brano. Il meraviglioso organo stride e canta, intenso e sexy. Scivola giù come una cascata. È blues puro.
Per concludere, c’è una cosa che rende particolare questa canzone: il finale!
Infatti, negli ultimi minuti del brano, al ripetitivo riff lento e cadenzato, che caratterizza tutta la canzone, viene sovrapposto un rumore bianco realizzato con il sintetizzatore. Il volume di quest’ultimo aumenta sempre di più, arrivando quasi a sovrastare la melodia e, proprio quando sembra diventare assordante, il brano si interrompe di colpo, lasciando l’ascoltatore spiazzato e confuso.
Esiste anche una versione del brano con il finale in fading, ovvero che sfuma a poco a poco nel silenzio. È possibile ascoltarla, ad esempio, nella prima stampa italiana di Abbey Road.
E tu conoscevi questa canzone? Cosa ne pensi?
Fammelo sapere con un commento qui sotto!
Claudia Paesano

Pezzo immenso, può rappresentare l’intero rock del novecento. Beatles al di là di sé stessi, l’oltre-beatles.
M.
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Quando l’intimità è cercata per sé e non per l’altro, l’individuo non esce dalla sua solitudine e tanto meno dalla sua impermeabilità, perché già nell’intenzione di reperire se stesso nell’amore egli ha bloccato ogni moto di trascendenza, di eccedenza, di ulteriorità, capace di mettere in gioco la sua autosufficienza intransitiva e di aprire una breccia o anche una ferita nella sua identità protetta. Una sorta di rottura di sé perché l’altro lo attraversi. Questo è l’amore.
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Bellissimo commento
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Le tua opera ha una portata enorme in cui ogni osservatore può trovare un significato diverso.Essa vuole smuovere coscienze e lanciare messaggi.
Complimenti Claudia.
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Pasquale
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Mi sento davvero lusingata… Grazie di cuore, io cerco solo di fare del mio meglio e di condividere pensieri e riflessioni a partire da qualcosa che amo profondamente.
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