
TESTO:
One pill makes you larger
And one pill makes you small
And the ones that mother gives you
Don’t do anything at all
Go ask Alice,
When she was just small
And if you go
Chasin’ rabbits
And you know you’re
Going to fall
Tell’em a hooka
Smokin’ caterpiller
Has given you
The call
Go ask Alice
When she’s ten feet tall
When the men on the chessboard
get up and tell you where to go
And you just had some kind of mushroom
and your mind is moving low
Go ask Alice
I think she’ll know
When logic
And proportion
Have fallen
Sloppy dead
And the White Knight is talking backwards
And the Red Queen’s off with her head
Remember
What the dourmouse said:
“Feed your head,
Feed your head”
TRADUZIONE:
Una pillola ti fa diventare più grande
Una pillola ti fa diventare piccolo
E quelle che ti dà tua madre
Non fanno più nessun effetto
Vai a chiedere ad Alice
Quando era semplicemente piccola
E se vai a inseguire conigli
E lo sai che cadrai
Di’ loro che un bruco che fuma il narghilè
Ti ha chiamato
Vai a chiedere ad Alice
Quando è alta tre metri
Quando gli uomini sulla scacchiera
Si alzano in piedi e ti dicono dove andare
E hai appena preso qualche tipo di fungo
E la tua mente si sta muovendo lentamente
Vai a chiedere ad Alice
Penso che lei lo saprà
Quando la logica
E la proporzione
Sono cadute morte
E il cavaliere bianco
Sta parlando al contrario
E la Regina Rossa ha perso la testa
Ricorda cosa disse il Ghiro:
“Nutri la tua testa,
Nutri la tua testa”
Scritta da:
Grace Slick
Eseguita da:
- Grace Slick – Voce
- Jorma Kaukonen – Chitarra solista
- Paul Kantner – Chitarra ritmica
- Spencer Dryden – Batteria
- Jack Casady – Basso
California, dicembre 1965 o gennaio 1966.
La cantante Grace Slick, in seguito ad un trip di LSD, scrive il testo e compone al piano la musica di White Rabbit per la propria band, i Great Society. Circa un anno dopo, entrerà a far parte dei Jefferson Airplane, sostituendo la loro precedente cantante Signe Toly Anderson e portando con sé, nella nuova band, alcuni pezzi, tra cui White Rabbit e Somebody To Love.
Ebbene sì, oggi ci troviamo davanti al manifesto del rock psichedelico.
Il titolo è geniale: è poetico e suggestivo, il coniglio bianco in questione non ricade nel solito e abusato simbolismo legato alla purezza e all’innocenza, ma diventa una figura misteriosa e sfuggente, circondata da un alone di poesia, imponente come un totem.
White Rabbit inizia con un riff di basso indimenticabile, seguito da una marcia alla batteria e un arpeggio di chitarra dal sapore tipicamente spagnolo. Il suono, così contestualizzato, è insolito e sorprendente.
La meravigliosa e per nulla scontata voce di Grace Slick si fa attendere, entrando in scena dopo un po’, strisciando come un serpente verde smeraldo: è fumosa e ammaliante. Risuona come un’eco a cui è impossibile resistere. È protagonista assoluta dell’intero brano.
Ecco una piccola chicca: negli Stati Uniti, Grace Slick viene spesso soprannominata “Ribbon Candy”, facendo riferimento a quelle caramelle zuccherate e colorate a forma di nastro, talvolta parecchio lunghe, proprio per la sua voce dolce e inconfondibile, caratterizzata da continue vibrazioni che le conferiscono l’andatura ondulata che l’ha resa speciale.
Concedetemi un’opinione personale: trovo molto più interessante una voce imperfetta ma bellissima, colma di personalità e di carica interpretativa che la maggior parte delle voci di oggi, perfette e corrette in fase di editing ma vuote, noiose, prive di fascino e di emotività.
Estremamente evocativo, il pezzo ci catapulta nel mondo magico e ambiguo di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio, creato dal controverso autore e matematico inglese Lewis Carroll nel 1865. Grace ha infatti raccontato, in diverse interviste, che la canzone è ispirata proprio a questo grande romanzo diviso in due parti a cui lei è molto legata, anche perché, da bambina, i genitori le leggevano spesso le avventure di Alice.
La storia è un capolavoro assoluto senza tempo. Consiglio vivamente questi libri a chi non li avesse letti, ma sono sicura che chi l’ha già fatto lo sa: sono spesso definiti libri “per bambini” ma, a mio avviso, non lo sono per niente. Più volte, infatti, le avventure di Alice prendono una piega sinistra e inquietante e, inoltre, trattano di temi piuttosto impegnativi come la follia, la morte, e altre cose poco simpatiche. Il tutto visto dagli occhi di una bambina di sette anni.
Resta comunque uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, un paradiso per chiunque sia interessato alla linguistica. Celebri sono, ad esempio, la bellissima poesia nonsense “Jabberwocky”, o ancor di più, l’episodio di Humpty Dumpty: vi assicuro che rimane impresso.
Bene, già dalle prime note della canzone, grazie alla sinergia tra voce e strumenti, ci troviamo a camminare in un luogo onirico da cui siamo attratti e incuriositi, che appare, però, avvolto nella nebbia, dove nulla è chiaro e tutto sembra sfuggire alle regole del mondo terrestre che conosciamo.
E se vai ad inseguire conigli, e lo sai che cadrai…
Veniamo sballottati da una parte all’altra, in mezzo ad un caleidoscopio di strani personaggi che appaiono dal nulla, uno dietro l’altro, che ci dicono continuamente cosa dobbiamo fare e dove dobbiamo andare, come gli uomini della scacchiera che si animano, o che cercano di circuirci e attirarci a sé, come il bruco che fuma il narghilè.
Il brano è un continuo crescendo, ed è diviso in due parti: dopo la seconda strofa, la canzone diventa sempre più intensa, a tratti minacciosa. Non possiamo più fidarci nemmeno delle nostre percezioni, proprio come in un trip.
When logic and proportion have fallen sloppy dead…
Si avvicinano a noi figure sinistre di cui non conosciamo le intenzioni, come il Cavaliere Bianco che parla al contrario o la Regina Rossa che ha perso la testa (letteralmente), fino a culminare con quello più insinuante di tutti, il ghiro che ci invita in modo allusivo a “nutrire la nostra mente”.
Remember what the dormous said, feed your head.
è la frase che ha reso cult questa canzone. Suona come un monito, la voce di Slick pare quasi ipnotizzarci, sembra quella di una sacerdotessa di un culto segreto.
Fin dalla prima frase della canzone, è evidente il riferimento esplicito all’uso di sostanze stupefacenti, che culmina, per l’appunto, con l’imperativo “feed your head”, ripetuto per ben due volte. La frontwoman, pur ammettendo con molta tranquillità i chiari riferimenti alla droga (che valsero per la prima volta ad una canzone di essere passata in radio senza censure), ha riportato, in un’intervista della BBC, che la frase si riferiva in realtà all’importanza della lettura ed era un invito a leggere.
Probabilmente non sapremo mai quale delle due interpretazioni è giusta. Forse lo sono entrambe, ma, in ogni caso, si tratta di un alone di mistero in più che si aggiunge a questo pezzo intramontabile.
E voi conoscevate White Rabbit? Cosa ne pensate?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto!
Claudia Paesano

Il canto mostra come la voce possa essere uno strumento di godimento. Per arrivare a comprenderne le ragioni, occorre dapprima riconoscere come il carattere enigmatico della voce sia stato tradizionalmente celato dall’idea che essa sia un trasparente veicolo del significato, che riesce a svolgere la sua funzione in modo immediato, e che annulli la distanza che separa l’espressione dal contenuto. Si può però pensare la voce quale oggetto indipendente dalla relazione con il concetto, e rivolgersi a quei momenti nella storia della riflessione filosofica in cui si è tentato di mostrare come la voce sia materia acustica, e non sia un mero medium: la voce acquisisce in questa circostanza lo statuto di “corpo”, e solo in quanto tale essa è capace di dare piacere. Attraverso la rappresentazione della voce come “oggetto pulsionale” si possono esplorare le ragioni che fanno del canto un godimento: l’oggetto, in psicoanalisi, è ciò attraverso il quale la pulsione riesce a trovare soddisfazione. La voce non solo non è in nessun modo assimilabile al discorso, ma non ha proprio niente a che fare con il parlare: è in relazione solo con il corpo e con il godimento. Così l’oggetto-voce, inteso come originario oggetto pulsionale, è quanto più si avvicini a descrivere il “cantare”.
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Personalmente non ho l’orecchio abituato al genere, quindi, mi limiterò ad esprimere apprezzamento per la recensione, davvero ben fatta. In particolare, comunque, condivido la riflessione sulla “voce imperfetta ma bellissima”…trovo sia un po’ come il “sapore” che si percepisce ascoltando un vinile piuttosto che il digitale.
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Non sono d’accordo sul fatto che il vinile sia più “imperfetto” del digitale, ma comunque ti ringrazio molto!
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Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola il commento dell’anonimo.
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Una recensione parafrasata In chiave nostalgica che rende gloria ai Jefferson.
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Tutta la musica ascoltata……ottime riflessioni, condivido i vari passaggi e la minuziosa analisi……👍
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Grazie!
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Recensione fantastica, come il brano.
Interessantissimi i riferimenti al libro di Lewis Carrol, affascinante e misterioso. E parimenti interessanti i riferimenti storici su Grace Slick, l’usignolo della California. Quanta nostalgia! Brava Claudia, continua così!
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Grazie mille!!
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