Demetrio Stratos – La voce a briglia sciolta


Si può suonare la voce?
Secondo Demetrio Stratos sì!

Stiamo parlando del cantante e frontman degli Area, una delle più grandi band di progressive rock italiano.
Demetrio apparteneva a un filone molto in voga negli anni settanta: quello delle sperimentazioni vocali.
Dalla fine degli anni ’60, infatti, si era diffusa la pratica della vocal performance art: numerosi cantanti compivano dei veri e propri esperimenti volti alla de-soggettivazione della voce e al superamento dei limiti del corpo.

Per approfondire questo argomento, consiglio il manuale “The 21st-Century Voice”, di Michael Edgerton: contiene numerosi esercizi, tecniche di respirazione yoga e molto altro per spingersi nei territori estremi della “voce estesa”, detta anche “extra-normal voice“.
Come dice Michela Garda nel suo saggio Arcipelago Voce, “Tutte le arti, comprese quelle della voce, costeggiano sempre più da vicino i territori del disturbante, del disgustoso, dell’estremo, del compulsivo. Ciò non significa che ne siano l’espressione immediata. La voce è anche un medium, che al contempo incorpora e media significati simbolici ed espressivi.”

La tendenza alla depersonalizzazione (fenomeno manifestato anche nell’ambito rituale di numerose religioni del mondo) amplia gli orizzonti della dimensione vocale contemporanea, e mette in discussione gli ordini e le gerarchie su cui si sono costruite e basate per secoli le società, mirando a destabilizzarle: parliamo soprattutto di dicotomie come quella tra animale/uomo, natura/cultura, uomo/donna, ecc.

Tra i maggiori esponenti di questa corrente di sperimentazioni troviamo, ad esempio, Joan La Barbara, David Moss, Meredith Monk e il nostro Stratos.
Dal pop/rock dei “Ribelli”, di cui era frontman, passa al rock progressivo più innovativo e sperimentale con i già citati Area.
Vocalist eccezionale, il suo stile di canto era selvaggio e libero, vertiginoso come una montagna russa. Non si faceva problemi a giocare con la voce come non faceva nessun altro.
La voce a briglia sciolta, agile, senza alcun freno.

Studioso di etnomusicologia, Demetrio è stato un pioniere della ricerca sulle tecniche di vocalizzazione di altre culture e tradizioni, ambito molto esplorato dalla vocal performance art. Praticava ad esempio, la manipolazione della voce con le mani, tecnica utilizzata da donne sciamane in Africa. Oppure, era tipica di Stratos la realizzazione di vocalizzi multifonici, diplofonie. Recuperando una tecnica vocale dei monaci tibetani, realizzava l’impensabile: cantava più suoni CONTEMPORANEAMENTE, spesso la voce vettoriale più due armonici, formando, così, un accordo (come lui stesso spiega).

Il suo obiettivo era portare la voce all’estremo, spingerla oltre i limiti dell’umano.

Se ascoltiamo, ad esempio, “Flautofonie“, notiamo come riuscisse a riprodurre perfettamente con la voce il suono di un flauto, riprendendo una tecnica molto diffusa in Mongolia.

Un altro obiettivo di Demetrio Stratos era quello di desoggettivizzare la voce, renderla irriconoscibile, slegarla, liberarla dalla dimensione irripetibile della persona. E per farlo utilizzava uno stratagemma molto interessante: abbandonare la parola, superare la parola. Come lui stesso affermò in un’intervista con Massimo Villa:

“Il problema è abolire la parola. Noi, quando si canta in questa direzione qui non crediamo tanto alla parola. Vogliamo abolirla, perché la parola ci incastra, ci schiavizza all’interno di un discorso stilistico. Noi non crediamo nello stile. Quindi si cerca di abolire la parola che è un secondo segnale della realtà. Non è la realtà, l’unica realtà, la parola. […] Qui si fanno esperimenti sul limite del linguaggio. […] Siamo in cinque miliardi che utilizziamo la voce, non la utilizziamo molto bene. Siccome non la conosciamo, si può scoprire; qui il tipo di sperimentazione che noi proponiamo è scoprire che non è tornare indietro, né cercare di riagganciarsi a una situazione di civiltà bianca o negativa, ma di scoprire quali sono i limiti del linguaggio oggi, nella nostra società.”

Per “Le Sirene” Stratos prese ispirazione dai vocalizzi della figlia piccola, che stava appena iniziando a parlare. L’effetto è straniante. Il suono è molto enigmatico ed inquietante, e colpisce diritto allo stomaco. Questo effetto è dovuto non soltanto ai suoni sconcertanti e impossibili da ricondurre a qualcosa di conosciuto, ma anche alla sovrapposizione di più linee vocali che seguono ritmi diversi. Trovo geniale questa traccia: una reinterpretazione originale e sorprendente del canto delle sirene, di un linguaggio indecifrabile che sembra provenire da un altro mondo.

Appare, quindi, evidente, come la sua ricerca sia volta alla riscoperta delle possibilità fonatorie trascurate durante il processo di apprendimento delle lingue naturali e dei diversi stili di canto.

Per chi fosse interessato ad ascoltare Stratos spiegare le proprie ricerche e la visione che aveva della voce, consiglio un bellissimo video/documentario che si può trovare su YouTube: “Suonare la voce”.


E tu conoscevi le sperimentazioni vocali degli anni Settanta?

Conoscevi Demetrio Stratos?
Parliamone insieme!

Claudia Paesano




Riferimenti: Arcipelago voce, Michela Garda

2 comments

  1. Avatar di GP
    GP · novembre 19, 2022

    Stupenda recensione di uno straordinario fenomeno. Conoscevamo Demetrio Stratos come il cantante degli Area, bravissimo e con voce fuori del comune, ma nessuno di noi poteva mai immaginare quanto Demetrio si sia spinto “oltre il confine”.
    Grazie per questa bellissima esplorazione di una regione misteriosa che dobbiamo alla tua profonda cultura.

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