Recensione album – Blue Rumble (dei Blue Rumble)

Formazione: 

  • Andrea Gelardini – Chitarre
  • Ronaldo Rodrigues – Tastiere
  • Harry Silvers – Batteria, percussioni
  • Sébastien Métens – Basso

Flauto in “Linda” di Leandro Oliveira


Ami il rock e vuoi scoprire un nuovo artista, magari una band emergente, ma non sa da dove iniziare…
Ma soo qui per questo, ovviamente!

Oggi parliamo dei Blue Rumble e del loro omonimo album d’esordio, uscito nel 2022.
Il gruppo è interessantissimo, tra le altre cose, per la sua multinazionalità. Infatti, per registrare questo disco a distanza, i membri, che si sono conosciuti tre anni prima sui social, hanno sconfitto chilometri e chilometri, perché sono sparsi per quattro Paesi e tre continenti.
Blue Rumble mi è stato inviato dal chitarrista del gruppo, Andrea Gelardini. La copertina è davvero bella, con protagonista assoluta una gazza australiana su un ramo, circondata da foglie e fiori. Trasmette un senso di mistero e di malinconia e, al tempo stesso di sacralità; è affascinante come un sigillo norreno. Ovviamente il colore blu la fa da padrone. Già da questa immagine possiamo avere un’idea di cosa andremo ad ascoltare: un’interpretazione moderna dell’estetica hippie.

Mood Sixties/Seventies. Musicalmente parlando, l’album soddisfa tutte le aspettative.
La sua particolarità è che è interamente strumentale, ma non si avverte mai la mancanza di una voce. E’ un percorso attraverso nove tracce molto varie tra loro e all’ interno di ognuna, che però marcano un sound ben riconoscibile. Si passa da ballad più sofferte come Occhio E Croce a pezzi che ti attraversano come una scarica elettrica: vedi The Snake.
Ma che genere è? E’ un rock elegante che tocca sonorità blues, hard, psichedeliche e progressive. Ascoltando l’album si ha l’impressione che il gruppo non abbia paura di mostrare le proprie influenze, che spaziano dai Led Zeppelin, ai Pink Floyd, passando per molti altri ancora. Ad esempio, Cosmopolitan Landscape è un blues malinconico e riflessivo, che a tratti ricorda le sonorità liquide dei Doors.
Sembra di vedere il profilo di una città di notte, con tutti i suoi grattacieli, taxi, persone e luci, riflesso in una pozzanghera dopo un giorno di pioggia.

Già dalle prime note di God Knows I Shoulda Been Gone si riconosce la qualità di questi musicisti. Perfettamente affiatati, si percepisce, nell’ascolto, quanto si siano divertiti e quanta passione abbiano impiegato nella realizzazione di questo prodotto. Si rimane colpiti da ognuno di loro per motivi diversi. La chitarra è molto molto bella, con il suo suono limpido, sognante e sferzante. In certi momenti si sente forte e chiara l’influenza del mio amato Jimmy Page.

In generale, il basso colpisce in modo particolare. Fondamentale per il sound della band e sempre ben distinguibile per tutta la durata dell’album, ha dei momenti in cui è protagonista. Think for Yourself è una canzone che scuote e, ad esempio, ci sorprende con un assolo di basso davvero forte, che cattura l’orecchio e dura abbastanza a lungo da riscattare tutti i bassisti della Storia che sono rimasti nell’ombra.
Per quanto riguarda l’organo, mi ha conquistata con il suo sound energico e tipicamente sixties; impossibile da ignorare, incendia i brani uno dopo l’altro, non poteva essere più indovinato di così. Oscilla tra la psichedelia più totale e il progressive più puro.
Cup O’ Rosie inizia con un groove alla batteria di palese stampo zeppeliniano, caratteristica che ritroviamo anche in altri pezzi: è un meraviglioso omaggio a John Bonham e a The Ocean. La chicca è che entrambi i brani presentano, oltre al groove, un’intro in cui sentiamo la voce del batterista. La canzone dei Blue Rumble è così travolgente che è impossibile non seguirne il ritmo con il piede, la mano o muovendo la testa. Harry Silvers è un tuono, ed anche vedendolo all’opera, è impossibile non pensare a Bonzo, sia per fisicità che per stile e potenza di suono.

Le idee non mancano di certo a questo gruppo, l’album è veramente ben scritto. Blue Rumble non ha un sound particolarmente “sporco” ed è aggressivo il giusto. Mai volgare, mai eccessivo e a tratti molto melodico. Promosso? Sì! Quindi consigliatissimo.

E tu già li conoscevi? Già li hai ascoltati? Fammelo sapere con un commento qui sotto!

Claudia Paesano

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