The Doors – Spanish Caravan

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TESTO:

Carry me, caravan
Take me away
Take me to Portugal
Take me to Spain
Andalusia with fields
full of grain
I have to see you
Again and again

Take me,
Spanish caravan
Yes, I know you can…

Trade winds find galleons
Lost in the sea
I know a treasure
Is waiting for me
Silver and golden

The mountains of Spain
I have to see you
Again and again

Take me,
Spanish caravan
Yes I know you can…


TRADUZIONE:

Portami, carovana
Portami via
Portami in Portogallo
Portami in Spagna
Andalusia con campi
Pieni di grano
Ho bisogno di vederti
Ancora e ancora

Portami,
Carovana spagnola
Si, lo so che puoi…

I venti Alisei trovano galeoni
Perduti nel mare
So che un tesoro
Mi sta aspettando
D’argento e d’oro
Le montagne di Spagna
Ho bisogno di vederti
Ancora e ancora

Portami,
Carovana spagnola
Si, lo so che puoi…


Scritta da:

Robby Krieger

Eseguita da: 

  • Jim Morrison – Voce
  • Ray Manzarek – Organo
  • Robby Krieger – Chitarre
  • John Densmore – Batteria

Ciao a tutti!

Perdonate la lunghissima assenza, ma questo sarà un ritorno in grande stile con Spanish Caravan, un piccolo capolavoro dei Doors contenuto nel loro terzo album: Waiting for the Sun (1968).  🌅

Sulle note di un arpeggio dalle sonorità tipicamente spagnole (quelle del flamenco), Jim ci porta nella penisola iberica. Più precisamente, tra le montagne fiabesche dell’Andalusia, che esercitano una forza magnetica irresistibile.
Tutto il brano, infatti, esprime un grande amore per quella terra: I have to see you again and again.

Ma perché “carovana spagnola”?
La carovana era una modalità adoperata dagli invasori europei nell’esplorazione dei territori americani.
In questo caso, al contrario, una carovana parte alla ricerca di un “Eldorado” europeo, fatto di montagne dorate e campi di grano.
Numerosi sono, appunto, i richiami cromatici al colore dell’oro.
E il viaggio è spinto da un desiderio non tanto di evasione, quanto di avventura e di ricerca della felicità.

Ma veniamo alla parte più emozionante, almeno per me.
Il tema acustico si interrompe per poi riprendere pochi secondi dopo:
le due chitarre iniziali sono sostituite da una geniale e sorprendente combinazione di organo e chitarra distorta che ricorda i suoni di un temporale.
Io vedo davanti agli occhi una cascata o, ancora meglio, un acquazzone, e folate di vento impetuoso (a partire dal minuto 1.58 e in particolare al minuto 2.16 poco prima della parola “winds”)…
Voi cosa vedete?

Le frasi: “Trade winds find galleons lost in the sea, I know a treasure is waiting for me” sono estremamente suggestive.
La musica incalza, con il suo ritmo sempre più insistente e circolare, come altissime onde di un mare in tempesta, misterioso e oscuro.
Ho notato che la maggior parte delle interpretazioni di questo verso descrivono antichi galeoni che giacciono, sommersi, sul fondo del mare, carichi d’oro.
Personalmente, ogni volta che ascolto questa canzone, complice anche l’impostazione della musica a livello strumentale, vedo un mare in tempesta, un cielo grigio o notturno squarciato di fulmini ed enormi navi in balia del vento e di immense onde, contro cui combattono con tutte le proprie forze per non affondare.
Anche i galeoni fanno parte dell’iconografia spagnola, essendo il mezzo con il quale i conquistatori si spostavano tra il “nuovo” e il “vecchio” continente.
Ma non sappiamo niente sulle anacronistiche navi della canzone, non sappiamo qual è la loro destinazione e neppure se ci arriveranno mai. Sappiamo solo che sono disperse in mare.
Si salverà l’equipaggio?

Antitetico rispetto al verso precedente, I know a treasure is waiting for me ne condivide il trepidante senso di mistero, ma in chiave ottimista. Ricco di speranza, racchiude il significato dell’intero brano: una metafora per la ricerca della felicità. Ma potrebbe anche riferirsi, più in generale, al futuro del protagonista.
Mi fa venire la pelle d’oca ogni volta.
La vita non è solo (o comunque non sempre) un mare in tempesta in cui ci si può perdere. Nasconde un tesoro (o più tesori); sta a te scoprire quale e spetta a te il compito di affrontare mille avversità per raggiungerlo.
Ricorda: non “I hope“, ma “I know a treasure is waiting for me“.
Quel tesoro esiste ed è lì per te.
Ti sta solo aspettando.

Claudia Paesano

Cream – Anyone For Tennis

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TESTO:

Twice upon a time in the valley of the tears
The auctioneer is bidding for a box of fading years,
And the elephants are dancing on the graves of squealing mice…
Anyone for tennis, wouldn’t that be nice?

And the ice creams are all melting on the streets of bloody beer
While the beggars stain the pavements with flourescent Christmas cheers
And the Bentley driving guru is putting up his price…

Anyone for tennis, wouldn’t that be nice?

And the prophets in the boutiques give out messages of hope
With jingle bells and fairy tales and blind colliding scopes
And you can tell they’re all the same underneath the pretty lies…
Anyone for tennis, wouldn’t that be nice?

The yellow Buddhist monk is burning brightly at the zoo*,
You can bring a bowl of rice and then a glass of water too
And fate is setting up the chessboard while death rolls out the dice…
Anyone for tennis, wouldn’t that be nice? 

          


                                                                                                                                                    

TRADUZIONE:

C’era due volte nella valle delle lacrime
Il banditore sta facendo un’offerta per una scatola di anni che si dissolvono
E gli elefanti stanno danzando sulle tombe di topi che strillano…
Non sarebbe bello qualcuno per giocare a tennis?

E i gelati si stanno sciogliendo tutti
sulle strade della sanguinosa\ maledetta birra
Mentre i mendicanti macchiano i marciapiedi con auguri di Natale fluorescenti
E il guru al volante della Bentley sta aumentando il suo prezzo…
Non sarebbe bello qualcuno per giocare a tennis?

E i profeti nei negozi diffondono messaggi di speranza
con canzoncine e fiabe e prospettive cieche che si scontrano tra loro
E puoi dire che sono tutti uguali sotto le graziose bugie…
Non sarebbe bello qualcuno per giocare a tennis?

Il monaco buddhista giallo sta bruciando, brillante, allo zoo*,
gli puoi portare una ciotola di riso e magari anche un bicchiere d’acqua
E il fato sta impostando la scacchiera, mentre la morte lancia i dadi…
Non sarebbe bello qualcuno per giocare a tennis?

                                                                                       


                                                                                    

Scritta da:

Eric Clapton e Martin Sharp

Eseguita da:

  • Eric Clapton – Voce, chitarre
  • Jack Bruce – Basso
  • Ginger Baker – Percussioni
  • (Il mitico) Felix Pappalardi – Viola

Ciao a tutti!

Come prima canzone da proporvi ho scelto “Anyone For Tennis”, dei Cream, poco conosciuta, ma che molti amano alla follia.
Rilasciata nel maggio 1968 come singolo, compare un anno dopo nel quarto e ultimo album della band, “Goodbye”.

Già dai primi secondi della canzone veniamo calati in un’atmosfera ovattata, dove la chitarra acustica segue uno schema semplice: non si lascia andare a virtuosismi ma segue il ritmo ipnotico scandito dalle percussioni. Il tutto è accompagnato dalle sonorità insolenti di una viola.
Protagonista indiscussa del pezzo è la voce rassicurante del chitarrista Eric Clapton, poiché l’attenzione di chi ascolta vuole essere diretta proprio alle sue parole.
Infatti, con la stessa facilità con cui il loro suono pacato si mimetizza con la serenità della melodia, così il loro significato stride con la spensieratezza della base musicale.
Il testo si apre con un inquietante gioco di parole: twice upon a time, da once upon a time (c’era una volta), come a voler storpiare e al tempo stesso imitare le candide fiabe delle nostre tradizioni. E siamo subito catapultati nella “valle delle lacrime”, dove facciamo la conoscenza dell’inquietante figura del banditore d’asta che, paradossalmente, propone, con l’intento di truffarci, offerte immateriali invece di riceverle, e il mondo confuso e senza speranza che Clapton descrive non ha nulla a che vedere con le storie con le quali siamo cresciuti.
Spero che anche voi, come me, adoriate la frase “and the ice creams are all melting on the streets of bloody beer”, metafora diretta ed efficace che vuole sottolineare la progressiva perdita di positività e innocenza della nostra società.
Le parole aspre di Eric sono venate di sarcasmo ed evocano crude immagini di inganni e violenza, denunciando una società omologata e facilmente raggirabile, in cui le nostre menti e vite sono manipolate da chi ci propina ideologie cieche mascherate, con falsità, da fiabe e canzoni natalizie. E alla fine possiamo dire che sono tutte uguali.

E nemmeno l’estremo ha più un valore. La provocazione ironica a portare riso e acqua al monaco avvolto dalle fiamme denuncia la superficialità dell’uomo con una dicotomia tra chi si sacrifica per un ideale e chi invece resta indifferente, passivo.
Provocatoria è soprattutto la domanda che ricorre alla fine di ogni strofa e che dà anche il titolo al brano:

Anyone for tennis, wouldn’t that be nice?

E’ una sfida a non dare importanza ai veri problemi che ci circondano; è una sfida a continuare a rimanere imbambolati di fronte a chi, come il banditore o i profeti, ci promette astrazioni e belle bugie in cambio di costi alti; è una sfida a continuare a rimanere indifferenti a tutto, ad esempio, davanti ai senzatetto che muoiono per le strade, anche questi citati nel pezzo.
La canzone si conclude con la personificazione di due figure incorporee, il fato e la morte, che vuole far riflettere sulla caducità delle nostre vite in un modo al quale, forse, i Doors si sono ispirati per il finale della loro “Roadhouse Blues” (1970).
Per finire, possiamo sintetizzare la canzone in un vero e proprio inno alla lotta, in un invito a modificare il  sistema dannato in cui siamo invischiati.
Non la trovate straordinaria? Non dimentichiamo che è stata scritta quasi cinquant’anni fa ed è ancora perfettamente attuale!
Beh, che dire… I Cream sono sempre i Cream! E voi che ne pensate? Avete altre interpretazioni? Fatemelo sapere!

Claudia Paesano

*Probabilmente si riferisce al celebre e tragico episodio della crisi del Vietnam in cui, nel giugno del 1963, un monaco buddhista vietnamita si fece dare fuoco davanti agli occhi sconvolti dei poliziotti, in un terribile gesto di protesta contro il presidente del Vietnam del Sud e la sua politica di oppressione della religione buddhista.